IL TRAPIANTO DI CAPELLI CON METODO FUE


Attualmente, il trattamento della calvizie si basa essenzialmente su due diversi aspetti:

  • arrestare la caduta o meglio prevenire il diradamento mediante l'ausilio di prodotti farmacologicamente attivi combinati periodicamente con infiltrazioni di PRP

  • riportare chirurgicamente dei capelli in un'area già divenuta stabilmente alopecica.

    Nella calvizie androgenetica, che rappresenta la forma più frequente di calvizie, i capelli risentono negativamente della presenza di un ormone, il testosterone, che ne accorcia la durata del ciclo vitale, ne diminuisce la consistenza ed il diametro rendendoli più sottili, riducendoli ad un aspetto lanuginoso con inevitabile diminuzione del loro effetto densità.

    In queste circostanze i bulbi capilliferi sempre sotto l'influenza negativa del testosterone smettono progressivamente di produrre capelli costretti ad una sclerosi cicatriziale.

    Le terapie mediche attuali associate alla PRP periodica (particolarmente utile per una rigenerazione globale dei tessuti interessati) sono in grado di diminuire la quantità di ormone circolante con conseguente inevitabile beneficio per i bulbi capilliferi che ne rappresentano il bersaglio.

    La terapia chirurgica si basa invece sull'utilizzo di bulbi capilliferi sprovvisti di recettore per il testosterone cioè quelli localizzati in regione nucale o più propriamente regione temporo-occipitale. Queste aree infatti non sono mai colpite da calvizie neppure nei casi più gravi proprio perché geneticamente non sono in grado di legare la causa della calvizie androgenetica.

Il trapianto di capelli è uno degli interventi di chirurgia estetica tra i più richiesti dagli uomini anche se oggi sono molte le donne che vi ricorrono per lo più per zone di alopecia consolidata. I risultati che si riescono ad ottenere sono a dir poco entusiasmanti.

Il metodo più in uso si avvale della tecnica di autotrapianto con metodica Fue.

La tecnica Fue (Follicular Unit Extract) è un‘innovazione nel campo dell‘autotrapianto di capelli e rappresenta l'alternativa ottimale, dove ci sia la giusta indicazione, alla classica Strip. La Fue si differenzia dalla Strip nella sola modalità di estrazione delle unità follicolari. Difatti mentre nella Strip si preleva un‘unica striscia (losanga) di cute dalla nuca, nella tecnica fue si prelevano singolarmente le unità follicolari; ogni unità follicolare contiene uno due o tre capelli. Per effettuare tale prelievo monobulbare ci si avvale di un apposito bisturi circolare del diametro di massimo 0,90 mm per garantire l‘assenza di alcun segno visibile nell‘area donatrice.
La zona donatrice viene rasata con i capelli della lunghezza di massimo 0,2 mm. La zona ricevente viene evidenziata con un pennarello. L'anestesia è locale e tronculare, ovviamente con assistenza anestesiologica costante. E' necessario che i parametri di “buona salute” ematici e cardiologici siano ottimali.

I bulbi prelevati vengono immediatamente immessi in una soluzione di ringer a 4 gradi centigradi per tutto il tempo che la procedura chirurgica richiede prima di essere reimpiantati nella zona ricevente a garanzia di un attecchimento totale e sicuro.

Il risultato che si ottiene è del tutto naturale e permanente nel tempo, i capelli trapiantati infatti, essendo naturali ed autologhi, continueranno a crescere spontaneamente, dovranno essere lavati, pettinati, tagliati e non sono destinati a cadere.

Il numero massimo di impianti bulbari consigliabile in una sola sessione è di 2.000 che corrispondono all'incirca a 4 – 5.000 capelli. In base alla estensione della zona da trapiantare è necessario valutare preventivamente se è meglio procedere in una singola seduta o ricorrere ad una seconda a distanza di qualche tempo.


Istruzioni postoperatorie


Nelle prime ore dopo l'intervento si consiglia riposo in poltrona con appoggio dell'area donatrice sulla quale dovrà essere mantenuta una leggera compressione.

È fatto divieto assoluto di sfregare l'area ricevente affinché gli innesti impiantati non vengano mobilizzati. L'attecchimento degli innesti potrebbe infatti essere severamente compromesso da un loro spostamento che potrebbe determinare la rottura delle piccole connessioni vascolari necessarie alla loro sopravvivenza.

Anche il fumo causando vasocostrizione è in grado di compromettere l'attecchimento degli innesti.

Al termine della seconda settimana dopo l'intervento l'attecchimento ha ultimato il proprio decorso.

Viene raccomandata l'assunzione di un antibiotico per cinque giorni ed il paziente viene edotto circa il metodo soft per effettuare l'igiene della zona operata nei giorni seguenti l'intervento.